Quanto scritto da Federica Sgaggio in questo post, a me sembra una sparata.
Ho sposato la mia orientale nel giugno del 2008 e penso che da allora non sia cambiato molto. Sicuramente non a causa dell’ultimo decreto sicurezza (i dettagli più avanti).
La mia orientale è arrivata in Italia con un visto turistico.
Siamo andati nel mio comune di residenza (Milano, per la cronaca) e, sebbene la mia orientale non avesse il permesso di soggiorno, siamo riusciti in una mattinata a fare le pubblicazioni senza alcun problema.
Celebrato il matrimonio, la mia orientale ha ottenuto, sempre in una mattinata, il permesso di soggiorno per motivi familiari, valido per 5 anni.
Stando al testo del decreto sicurezza che ho trovato in giro, l’unica modifica relativa ai matrimoni tra cittadini italiani e stranieri, riguarda i termini per l’acquisizione della cittadinanza italiana (art. 4, comma 1 che modifica la legge 5 febbraio 1992, n. 91).
Tra l’altro, la norma fa riferimento a coniugi stranieri o apolidi. Quindi se mia moglie non fosse stata giapponese ma francese, sudafricana o statunitense, penso che non ci sarebbe stata alcuna differenza (ma in diritto non sono mai stato bravo).
Da una rapida scorsa al resto del disegno di legge, ho trovato anche l’art. 6 che modifica l’art. 116 del codice civile in materia di matrimonio. Ma sempre dello straniero (comunitario o meno che sia) in Italia.
Altri articoli o commi che regolamentino il matrimonio non mi sembra ce ne siano.
Sono d’accordo sul fatto che in Italia la vita degli stranieri irregolari non sia facile.
Ma se si vuole criticare il governo Berlusconi per questo clima di caccia alle streghe, credo sia il caso di farlo evitando di creare il panico.



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