Ovvero: breve vedemecum alla vacanza sulle Isole Eolie
Sono stato a Lipari dal 20 al 30 luglio 2006. Quanto segue è una piccola raccolta di esperienze ed impressioni.
Per la partenza ho scelto un volo Alitalia in partenza da Linate con destinazione Reggio Calabria.
Le linee aeree che servono l’Aeroporto dello Stretto sono pochine e per partire dallo scalo cittadino lombardo potevo scegliere solo tra la compagnia di bandiera e Air One. Quest’ultima aveva il ritorno solo la mattina presto, che mi avrebbe costretto a passare l’ultima notte a RC. I prezzi erano sostanzialmente simili.
Scelta obbligata quindi e volo (poco meno di due ore) sostanzialmente piacevole, salvo la partenza posticipata di una mezz’ora abbondante e lo snack offerto: quattro biscottini e un bicchiere d’acqua.
L’aeroporto reggino è situato all’interno di un’area residenziale densamente popolata (credo ne abbia parlato Report in qualche puntata). L’atterraggio è un’esperienza da vivere fino in fondo, sperando che nessuno, nottetempo, abbia rialzato di un piano la propria abitazione.
Scesi dall’aeromobile ci si avvia, a piedi, verso il “ritiro bagagli”. I collegamenti con il porto sono garantiti da una linea di autobus: la 125. Le partenze sono discretamente sporadiche. Non ricordo l’orario ma, in alcuni momenti della giornata, tra una corsa e quella successiva possono passare 90 minuti.
I biglietti costano 80 cent se presi nella tabaccheria dell’aeroporto. Un euro se venduti dall’autista. In caso di free riding, la multa è di 25 euro. Non hanno scadenza e vanno convalidati alla obliteratrice. All’andata conviene prendere anche quelli per il ritorno.
Il porto è il capolinea. La biglietteria degli aliscafi dista 400 metri e si riconosce perché è una capanno di latta dipinto di azzurro.
Un biglietto per Lipari costa 19,50 euro, a cui ne va aggiunto un altro come “tassa d’ingresso” per l’arcipelago.
I tempi di percorrenza sono variabili. All’andata siamo stati un po’ sfortunati perché l’aliscafo si è fermato a Messina (dove ha caricato altri passeggeri e fatto rifornimento) poi a Stromboli, Panarea, Salina ed infine Lipari.
Alla fine ci sono volute quasi 12 ore, da casa a casa.
All’attracco è venuto a prenderci il Michele del titolo di questo post. Su una 500 del 1973. Io e lui davanti, la mia amica dietro e le nostre valigie sul tettuccio, tenute salde con la sinistra, mentre guidava con la destra. E le 500 del ’73 non hanno il cambio automatico.
La signora ci ha mostrato l’appartamentino (terrazza, soggiorno, cucina, bagno con vasca e camera da letto), a una distanza accettabile dal centro.
Il ritorno è stato leggermente più rapido. Il primo aliscafo parte alle 7. Per le 9 avevamo attraccato. Alle 9:30 è passato l’autobus che alle 10 ci ha lasciati in aeroporto, con il volo in partenza alle 14:00. Tenete presente che gli addetti al metal detector fanno una pausa pranzo di un’ora alle 12:30… Per le 16 eravamo a Linate e alle 17 finalmente a casa.
Di seguito una serie di considerazioni divise per argomento:
Raggiungere le Eolie e spostarsi
Qualche collega mi aveva suggerito di prendere il volo per Catania, poi il treno per Messina, il pullman per Milazzo ed infine l’aliscafo per Lipari. Se avessi accettato il suo consiglio sarei dovuto ancora arrivare.
Qualche turista ha preso il traghetto a Napoli o Civitavecchia. E allora perché non da Brindisi con uno scalo tecnico a Tirana e rifornimento a Lampedusa?
L’aliscafo è tutto sommato un mezzo decisamente rapido e poco costoso. Però si deve rinunciare a spostarsi con i propri mezzi.
Questa mancanza è colmata da un ottimo servizio di navette (di cui parlerò in seguito) e dalle migliaia di imprenditori che noleggiano qualsiasi tipo di veicolo: scooter (di ogni cilindrata), quad, automobili (di qualsiasi dimensione), gommoni, moto d’acqua etc. Tra l’altro il codice della strada non trova applicazione sulle isole quindi si può tranquillamente viaggiare senza casco o cinture.
Dormire
Sul sito del Comune di Lipari sono presenti i link a diverse strutture. Gli alberghi, secondo me, sono decisamente cari e con l’approssimarsi dell’estate (già da febbraio più o meno) cominciano ad esaurire le disponibilità. Di campeggi non ne ho visti molti, e comunque non fanno per me. Le agenzie che affittano appartamenti prendono una provvigione che si aggira sul 20%, e non danno garanzie sullo stato dell’abitazione.
Io, tutto sommato, mi sono trovato bene: la casa era centrale, le stanze pulite, e la dotazione iniziale (lenzuola, asciugamani, stoviglie) più che sufficiente per due persone.
Una sola notte siamo rimasti senz’acqua (quella del rubinetto, che sembra non sia potabile), ma per colpa di Michele, che non aveva fatto riempire la cisterna.
Come scriverò in seguito, l’isola di Lipari è divisa in diverse frazioni, più o meno distanti dal centro storico che, per semplicità, è identificabile con il porto degli aliscafi. I prezzi per notte sono variabili a seconda di questa distanza, e le comodità idem.
Mangiare
Avendo a disposizione la cucina, abbiamo mangiato fuori raramente. La maggior parte delle volte compravamo del pesce fresco che la mia amica giapponese mangiava crudo. Il supermercato era discretamente vicino e i prezzi allineati con quelli di Milano.
Abbiamo fatto colazione tutti i giorni al bar “la precchia”: granita al caffé con panna e brioche. La fine del mondo per soli 4,50 euro. Sembra un’esagerazione ma non si può capire finché non si prova.
La granita al limone (o alla mandorla) suggellava il rientro dalla spiaggia.
La prima sera abbiamo mangiato all’Osteria del Pescatore, in Corso Vittorio Emanuele. Esponevano un menu turistico che non è mai cambiato in questi giorni e che forse resterà uguale fino alla fine della stagione. Il cameriere passava le ordinazioni tramite una radio simile a quella dei CHIPs e probabilmente gli rispondevano quelli del bollettino meteo. Tutto sommato però abbiamo mangiato bene a prezzi accettabili.
Abbiamo provato anche due pizzerie: il Pescecane e La Piazzetta. Anche qui prezzi nella norma per due pizze dignitose ma non eccezionali.
Il posto dove dovete andare, se passate da Lipari, è il ristorante Aurora di Acque Calde. Si tratta di una terrazza sulla spiaggia, quindi niente affreschi sui muri, musica di archi in sottofondo e camerieri in livrea (quello che ci ha servito il primo giorno indossava una maglietta della Samp), ma i piatti sono qualcosa di sublime. L’abbiamo scoperto gli ultimi giorni e, purtroppo, siamo riusciti ad andare due sole volte. Pesce freschissimo cucinato in maniera ottima.
Spiagge
Dal porto di Lipari c’è un servizio di navette che serve le tre principali spiaggie dell’isola: Canneto, Cave di Pomice e Acque Calde.
Le corse fino alla prima destinazione sono molto frequenti. Le altre due vengono servite da un pullman gran turismo con la temperatura interna stabilmente sotto lo zero. Il biglietto varia a seconda della destinazione, e si possono acquistrare degli abbonamenti a prezzo fisso.
Canneto è vicinissima (tra i 5 e i 10 minuti, a seconda delle auto posteggiate in doppia fila). La spiaggià è decisamente lunga e abbastanza affollata. E’ perfetta se si perdono i pullman ma si vuole comunque andare al mare. La frazione si sviluppa lungo la strada che costeggia la spiaggia. Quindi, volendo, si puo’ andare in posta o fare la spesa all’Ard Discount.
Cave di Pomice dista una ventina di minuti e per arrivarci si passa vicino alle cave da cui tuttora si estrae la pietra pomice. E’ più selvaggia e la vista particolare. Ci sono due o tre bar in cui si può fare pranzo o prendere un gelato.
Acque Calde è un assembramento di case con la spiaggia intorno. Si raggiunge in mezz’ora e non ha nulla di particolare, a parte il ristorante Aurora di cui sopra. L’acqua mi è sembrata più cristallina e anche la temperatura più elevata. Ma forse mi sono fatto suggestionare dal nome.
In ogni caso, tutte le spiaggie sono composte da sassi, di dimensioni variabili: a Canneto i più piccoli, a Cave di Pomice i più grandi. L’acqua era limpida e calda ovunque. Qualche giorno dicevano ci fossero le meduse, ma noi non siamo mai stati punti.
Sull’isola di Lipari ci sono molte altre spiaggie, alcune delle quali raggiungibili sono in barca. Noi ci siamo accontentati di queste tre…
Al contrario del codice della strada, quello della navigazione viene fatto rispettare: è impossibile noleggiare qualsiasi natante senza il patentino.
Escursioni
Camminando per le vie del centro è impossibile non imbattersi in qualche PR delle varie società di navigazione che offrono escursioni per le varie isole. I programmi sono simili e i prezzi allineati (mi domando perché l’Antitrust non faccia nulla per abbattere questi cartelli): Vulcano, Panarea e Stromboli, Alicudi e Filicudi, Lipari e Salina.
Abbiamo fatto le prime due e ci sono bastate. Si parte la mattina presto (o nel primo pomeriggio, a seconda del costo del biglietto), si fanno alcune ore in motonave, un bagnetto in qualche insenatura e sosta più o meno lunga su una delle isole oggetto del viaggio. Il problema è che tutto è programmato e, in alcuni casi, il tempo a disposizione è troppo, o troppo poco. Vulcano si gira in un paio d’ore, inclusa la sosta ai bagni di zolfo; peccato che siamo dovuti rimanere quasi 4 ore.
Per Panarea avevamo 60 minuti: il tempo di prendere un cornetto al supermercato e non vedere nulla dell’isola. In realtà porterò sempre con me il ricordo dei due carabinieri che presidiavano il territorio con una macchinina tipo quella che si vede nei campi da golf.
Secondo me sono soldi buttati, ma visto il numero di motonavi dedicate a questa attività, immagino che il business sia fiorente.
Le partenze sono, di solito, a Marina Corta, che dista una decina di minuti a piedi dal porto degli aliscafi. Per questo bisogna scegliere attentamente l’albergo o l’appartamento: gli spostamenti, se non si ha a disposizione un veicolo, non sono semplici.
Varie ed eventuali
Stando a quanto mi hanno detto i locali, i periodi migliori per visitare l’isola sono le ultime settimane di luglio e le prime di settembre. Agosto è un delirio e già prima di partire me ne stavo accorgendo: tantissime macchine per le (strettissime) strade e molte più persone in giro la sera.
Per quel poco che può valere, i turisti che ho incontrato erano principalmente francesi. Qualche spagnolo, pochissimi tedeschi. Tra gli italiani molti siciliani.
Per chi non riuscisse a stare senza connessione, ho visto un paio di Internet Point. In quello dove è andata un paio di volte la mia amica giapponese, 15 minuti costavano 2 euro.
Il TG regionale è quello della Calabria.
La temperatura è stata sempre elevata. Tra mezzogiorno e le 15, stare in spiaggia senza ombrolleno è un suicidio. Un solo giorno c’è stato un forte vento. La sera fa un po’ meno caldo e il nemico peggiore sono le centinaia di scooter che scorazzano per le strade.
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