La banca dove ho il conto offre, tra le altre cose, servizi avanzati di trading.
In particolare consente ai clienti di vendere titoli allo scoperto, per approfittare di auspicati ribassi del prezzo di mercato dell’azione shortata.
Siccome vendere qualcosa che non si possiede non è un’operazione consentita da leggi e regolamenti, entra in gioco il prestito titoli. Praticamente la banca, a fronte di una commissione, mette a disposizione le azioni ai clienti, i quali istantaneamente le vendono a mercato. Se tutto va bene, il prezzo scende, i clienti ribassisti ne ricomprano lo stesso quantitativo e con la differenza tra quanto hanno incassato e quanto pagheranno, coprono le spese e portano a casa il guadagno.
In caso contrario subiscono le perdite e pagano comunque le commissioni.
Per fornire le azioni ad alcuni clienti la banca ha due possibilità: comprarle sul mercato, o utilizzare quelle nel portafoglio di un altro cliente che, sullo stesso titolo, ha previsioni completamente differenti. Ovviamente il prestatore deve acconsentire e per questo servizio viene ricompensato.
Tutta questa lunga premessa per dire che da martedì 14 sto prestando 197 azioni di un titolo che io avevo comprato la settimana scorsa. Questo succede perché io spero che, nel medio-lungo periodo, il valore delle azioni salga, mentre qualcun altro si augura che il prezzo scenda.
Siccome, consapevolmente, ho deciso di aderire al prestito titoli (come soggetto prestatore) posso vedere giornalmente il rendimento che, per i titoli dell’S&P Mib (il listino delle azioni a maggiore capitalizzazione) è pari all’1% lordo annuo del controvalore prestato.
Nel mio caso, ben 0,08 euro al giorno che per un “cavillo tecnico”, vengono triplicati il martedì. In totale l’esorbitante cifra di 56 centesimi.
Oggi scrivo una mail a mio fratello per informarlo della scoperta.
Nella sua rispostami faceva notare che, tornando a casa, forse non sarei riuscito nemmeno a prendere una Goleador alla liquirizia…
Recent Comments