Con quasi due settimane di ritardo, un breve reportage sulla visita aziendale in quel di Stoccarda.
Nonostante la sede della società per cui lavoro sia all’inizio di via Forlanini, il volo Lufthansa partiva da Malpensa.
Per essere certi che la componente “madrelingua” riuscisse a prendere l’aereo, io e la mia responsabile siamo andati in taxi fino a Cadorna, e da li’ in trenino verso l’aeroporto. AD, assistente e mega responsabile direttamente in macchina.
L’aereo è stata la prima sorpresa: le ruote anteriori sembravano più piccole di quelle del mio scooter. Scendendo dal pullman, ho avuto il dubbio che non ci fosse posto per tutti.
Due quinti della comitiva aveva il biglietto di economy, il restante quello di business. La differenza sostanziale è stato il pasto. Con i quasi 400 euro di differenza a persona, ci si poteva sfamare una comitiva di pellegrini al Savini della Galleria, ma questi sono dettagli irrilevanti.
Atterrati a Stoccarda, in taxi siamo andati in albergo. Non ho molta esperienza in fatto di hotel, ma l’arredo del nostro sembrava risalire ai tempi della guerra fredda. L’ascensore, stando a quanto riportato nell’etichetta, era stato messo li’ nel 1973, e da allora non ha più subito modifiche.
Il giorno dopo, venerdì, primo giorno di fiera. Sveglia sul presto, colazione ed incontro con le due standiste. Io non ho avuto modo di vedere i loro cv prima di partire, ma potevano essere tranquillamente le figlie dell’ascensore. E’ indubbio che l’università, in Germania, comincia prima, ma le due sembravano quindicenni il giorno della Cresima.
Comunque, a cavallo della U-bahn, ci siamo spostati alla volta della Fiera.
Altra sopresa: lo stand è piccolo e in una posizione a dir poco infelice: un armadio occupa un terzo dello spazio calpestabile. Abbiamo di fianco il CME e Fimatex. Di fronte una società che produce gru. In tre giorni di esposizione, non ho trovato il coraggio di chiedergli se avessero sbagliato date, padiglione, o città…
Alle 10 aprono i battenti, e comincia ad arrivare la fiumana di gente. Fortunatamente, la maggioranza sono addetti ai lavori, che mostrano un minimo di interesse. Col pomeriggio l’afflusso scema, e alle 17:00 non c’è più nessuno in giro. Tramite degli infiltrati veniamo a sapere che un concorrente sta distribuendo birra gratis. In chiusura arrivano i primi alcoolizzati in giacca e cravatta: sono i rappresentanti di altre società che avranno sicuramente svelato segreti industriali in cambio di una bionda ghiacciata.
Scoprirò più avanti che la maggior parte della concorrenza aveva, all’interno dello stand, un barman che serviva caffé la mattina, e cocktail nel pomeriggio. E’ stata dura competere contro questi vili strumenti di marketing.
La sera siamo andati a cena al Calwer Eck: cena abbondante, birra artigianale, atmosfera rilassata.
Il mega responsabile era in vena di bagordi, quindi abbiamo proseguito per l’Oasis e poi al C64, altra discoteca li’ vicino.
Piccola parentesi: nei locali pubblici tedeschi si fuma, e parecchio. E uscire con la puzza di tabacco sui vestiti è molto spiacevole.
Altra piccola parentesi: nei locali pubblici tedeschi si perdono i cellulari. E io ne so qualcosa. Per fortuna basta rientrare dopo qualche minuto, chiedere al barista, e dimostrare di essere il proprietario per riaverlo indietro.
Il giorno dopo, sabato, si è raggiunto il culmine.
Piccola premessa: il tedesco, per definizione, il fine settimana, non ha un cazzo da fare.
Dategli un mercatino delle pulci, una festa della birra, una sagra del wurst e lo renderai felice ed appagato.
Bene, sciami di famigliole festanti, frotte di pensionati raggianti, fiumane di assurdi personaggi si sono dati, inspiegabilmente, appuntamento in fiera, per quella che è stata la più clamorosa caccia al gadget a cui occhio umano abbia mai assistito.
Credo che i bambini fossero stati debitamente istruiti, perché si presentavano tutti con sguardo languido e occhi supplichevoli. Più di uno circolava tra gli stand con trolley e carrelli.
Un paio sono stati sgamati a fare il rifornimento della stessa oggettistica, nel giro di pochissime ore.
Tutto sommato, parassiti a parte non è andata poi così male.
Per cena abbiamo scelto Sophie’s Brauhaus che, tecnicamente, è la copia del locale della sera precedente. Peccato che fosse stato scelto come punto di ritrovo dai tifosi dello Schalke 04, battuti per 3 a 0 dalla squadra di casa. Visto il clima da stadio, abbiamo preferito rifugiarci in albergo, per poter chiudere in bellezza il giorno seguente.
Domenica, fieristicamente parlando, è stata una giornata senza infamia e lode. L’afflusso è stato contenuto, forse a causa dell’evento che si teneva nello padiglione accanto al nostro: una specie di mini-presentazione aziendale fatta da Trost, che credo venda utensileria e pezzi di ricambio per le officine.
Verso le 4 del pomeriggio mi sono avviato verso l’aeroporto. L’aereo era simile a quello dell’andata. Nessuno in business. Il volo è andato bene. Ho dormito tutti i 50 minuti.
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