Oggi non ne è andata bene una.
Dal socio che si trova in A1, al km58, che è esattamente tra l’uscita e l’entrata di, se non sbaglio, Piacenza. Il carro arriva fino all’uscita, non lo vede e torna in officina. Gli comunichiamo il nuovo luogo di fermo, ma il carrista non deve essere particolarmente sveglio, quindi entra da dove era uscito, e chiaramente lo passa nuovamente. Ci sono volute due ore, la chiamata della polizia e 70km per trovarlo.
Poi c’è stato il cliente con la casa mobile in Sardegna. Il trasporto è costato uno sproposito (i motivi in un altro post), e quindi probabilmente dovrà farsi carico di una parte. Tecnicamente il cliente deve firmare un fax in cui autorizza la nostra società ad addebitargli l’importo sul conto, se fosse necessario. Per una serie di sfighe, viene firmato il fax sbagliato. Il carrista chiama (me) ogni 20′, perché ovviamente non vuole rimetterci. Io non riesco a parlare con il cliente tutta la mattina. Ce la faccio all’ora di pranzo. La prendo larga, e gli chiedo dove fosse. Quando mi risponde che è al porto, vicino all’imbarco, comincio a preoccuparmi: già me lo immagino con parrucca, documenti falsi e un nuraghe come ostaggio, in fuga dall’Italia. In realtà, visto che non aveva nulla da fare, in attesa della riparazione, mi ha detto candidamente che stava guardando i traghetti salpare.
Per non parlare della macchina fantasma. Mando un soccorso nel paese x. Passa un’ora e devo verificare se il carro è arrivato. Chiamo a casa del cliente, non risponde nessuno. Chiamo l’officina, mi dicono che sono stati sul posto, hanno trovato la macchina ma non c’era il proprietario, quindi sono tornati indietro. Immagino che il cliente abbia risolto e lascio perdere. Passa mezz’ora e la collega del front, mi dice che ha al telefono il cliente, inca%%ato nero. Gli spiego il problema e, con tono abbastanza supponente, mi dice che non può aspettare sotto il sole, quindi pensava che il carrista lo chiamasse. Lo prego di avere pazienza e di andare alla macchina. Richiamo il carro, che esce nuovamente e giro la pratica ai colleghi che si occupano dei guasti meccanici. Ovviamente troppo presto, visto che passato un quarto d’ora mi richiama l’autista, dicendo che la macchina non è più dov’era prima. Chiaramente non c’è nessuna traccia del cliente, il quale non ha un cellulare, e a casa risponde un bambino, che non sa dove sono i genitori. Qualche santo vuole che alla fine si siano trovati.
E poi il cliente con personalità multipla, una in Val d’Aosta e l’altra in Svizzera, quello che in quattro giorni è riuscito a forare 3 ruote, purtroppo in momenti diversi. Oltre a quelli che quando sono a casa loro non muovono un solo dito, e che se potessero berrebbero la birra con la cannuccia, per non alzare il bicchiere, mentre in terra straniera si prodigano a recuperare cavi e fare ponti per ricaricare le batterie, stranamente riuscendoci e che, soprattutto, diabolicamente, si guardano bene dal comunicarcelo. E l’infinità (3 solo oggi) di quelli che chiudono le chiavi in macchina, al 90% nel cofano.
A tutti voi, grazie dal profondo del cuore, per rendere la mia vita interessante, le mie giornate piene di stimoli, per migliorare la mia resistenza allo stress e le capacità di lavorare in gruppo.
Se però, in futuro, decideste di accanirvi contro qualcun altro, prometto solennemente di non offendermi.


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