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C’è un anche un comodo motore di ricerca, utile se si può scegliere la destinazione e magari evitare alcune compagnie.
Foto di aerei fuori dal comune, divisi per categorie.
Sono i padroni a scegliere i cani o viceversa?
Questo pomeriggio si sparge la voce (successivamente smentita) che Alan Greenspan ha avuto un infarto.
Guardando il grafico sottostante, è possibile capire l’ora esatta?

Ieri c’è stata l’asta dei titoli di debito del Tesoro.
Il rendimento lordo dei CTZ è stato fissato all’1,88%.
Quello dei BOT all’1,825% (sempre al lordo di tasse e commissioni).
I BTP decennali hanno segnato un rendimento del 4,13%.
Non c’è bisogno di una calcolatrice, per scoprire che i BTP rendono più del doppio dei BOT. L’emittente è lo stesso (lo Stato Italiano); l’unica differenza è la scadenza (i primi sono da consumarsi preferibilmente entro un anno dall’emissione, dei secondi ce ne sono alcuni che scadono nel 2034).
Chiunque abbia dei risparmi da investire, ed un profilo di rischio molto basso (niente azioni, poche obbligazioni) potrebbe sicuramente essere tentato dai BTP. Il rendimento non è alto (come i bond argentini), ma è quasi sicuro (sicuramente più della Parmalat), l’investimento è facile da smobilizzare sul mercato (rivendere i titoli in Borsa), le commissioni sono basse, e l’impiegato del borsino non storce il naso (nonostante magari spinga per rifilarvi qualche fondo gestito dal suo istituto).
Ebbene, non è oro tutto ciò che luccica.
Le obbligazioni (sia di aziende che di Stati sovrani) hanno una certa sensibilità ai tassi di interesse presenti sul mercato.
La cedola stessa (che costituisce il rendimento dell’investimento) altro non è che l’interesse sul capitale impegnato. La cosa buffa è però che la cedola viene stabilita al momento dell’emissione e non c’è modo di cambiarla successivamente.
Ammettiamo che la società X voglia lanciare un prestito obbligazionario a 10 anni. Il suo direttore finanziario sa benissimo che i BTP decennali rendono (oggi) il 4,13%. Sa altrettanto bene che la sua azienda non ha la reputazione dello Stato e che se vuole piazzare le sue obbligazioni, deve offrire un rendimento superiore, per ripagare gli investitori del maggiore rischio. Quindi decide che le sue cedole pagheranno il 5% di interesse. L’obbligazione viene lanciata sul mercato, ad un prezzo di emissione di 100 (uguale per semplicità al prezzo di rimborso).
Ipotizziamo che tra 6 mesi i tassi d’interesse scendano. I BTP potrebbero rendere il 3,5%. I bond della società X continuano a rendere il 5% (perché il valore della cedola non si può modificare). Gli investitori si rendono conto che ci sono dei titoli che rendono quasi il 50% in più dei BTP. Anche se sono un po’ più rischiosi, il gioco vale la candela. La quantità di obbligazioni X resta la stessa (non ci sono nuove emissioni), la domanda aumenta, il prezzo non può fare altro che aumentare, superando i fatidici 100.
Se nulla cambia nel corso del periodo rimanente, i possessori (in realtà le banche per loro) presenteranno all’incasso i titoli, ottenendo 100 per obbligazioni che hanno pagato 100 o più.
Non vorrei rovinarvi il finale, ma credo sia chiaro che l’esatto opposto avviene nel caso di rialzo dei tassi di mercato (hint: il prezzo del titolo scende).
Ma di quanto sale (o scende) il prezzo di mercato di un’obbligazione, al variare dei tassi presenti sul mercato?
Il calcolo è alla portata di chiunque abbia una connessione ad internet e Excel installato sul PC. La parolina magica è Duration modificata (o durata modificata, come la chiamano quelli della Microsoft).
In un altro post magari spiego come ricavarla; in questo mi limito a fare un esempio illuminante…
Prendiamo il BTP 02-02-2004/2014 (ISIN IT0003618383).
Il prezzo in questo momento è 100,9 la cedola semestrale del 2,125%, il rendimento immediato il 3,74%, la scadenza agosto 2014. La duration modificata -8,8.
Il titolo, spannometricamente, rende al netto delle sole tasse 1,88.
Ma la cosa interessante è che se i tassi sul mercato salgono di un solo punto percentuale, il prezzo del titolo scenderà a 92,109.
Una perdita secca di ben 8,8.
Detto in poche parole, ci vogliono 4 anni e mezzo di cedole, per recuperare il solo effetto collegato all’aumento dei tassi.
Ovviamente il capitale non è stato protetto dall’inflazione.
Altrettanto ovviamente, questo inconveniente è evitabile tenendo il titolo fino a scadenza ma, vorrei ricordare, questo BTP scade il primo agosto del 2014.
Chi ci assicura che i tassi non si muovano da qui a 10 anni? Ed il possessore di quel BTP, è sicuro che non avrà bisogno di smobilizzare l’investimento?
Il succo di tutto questo discorso può essere riassunto in alcuni punti:
- pensare di ottenere un rendimento (immediato) doppio, scegliendo titoli a lunga scadenza (rispetto quelli a breve), può essere una scelta di cui si possono pagare le conseguenze (rivendendo il titolo ad un prezzo inferiore rispetto a quello di acquisto);
- la finanza non è così semplice come si pensa;
- alcuni indicatori (il tasso di interesse in questo caso) possono trarre in inganno, se non se ne conoscono potenzialità e limiti.
Un furgoncino Sun powered.
P.S.: il titolo è ispirato dalla frase di un cartone giapponese di qualche anno fa. Purtroppo non mi ricordo esattamente cosa dicesse il robot. Se qualcuno si ricordasse la frase esatta, è pregato di farmelo sapere. Grazie!
UPDATE: Gattostanco, nei commenti mi ha corretto e cazziato
Per questioni tecniche (il permalink andrebbe a farsi benedire) però il titolo resta così com’è…
Dal New York Times, una collezione di fonti di notizie, teoricamente studiate per i loro giornalisti ma, fortunatamente, disponibili a tutti.

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